A sei mesi dalla morte di Imane, la Procura chiede l’archiviazione del caso. “Risposta certa sulla malattia, ma non è possibile capirne la causa”. Quindi?

Sozzoni

Mentre la casta stampata e politica si fa le pippe sul “nuovo” partito di Renzi, una natura morta comicamente ribattezzata Italia Viva, due voti della Camera riportano tutti sulla terraferma. Un voto salva il cosiddetto onorevole Diego Sozzani (FI) dagli…

Ruba due bottiglie: 4 anni di galera. Chiede tangenti: la Camera lo salva

I governi cambiano, le vecchie abitudini restano. La Camera ha detto no agli arresti domiciliari per Diego Sozzani, deputato forzista accusato, tra l’altro, di finanziamento illecito dei partiti. E questo anche al prezzo di smentire la Giunta per le autorizzazioni di Montecitorio, che prima della pausa estiva aveva dato semaforo verde ai magistrati. L’aula ha invece ribaltato la decisione negando a larga maggioranza l’arresto del deputato coinvolto nell’inchiesta dell’Antimafia milanese denominata ‘Mensa dei poveri’: grazie a 309 voti a suo favore resta a piede libero. I sì all’arresto sono stati solo 235, ossia i 5 Stelle, che alla Camera sono 216 e pochi altri. Pallottoliere alla mano, a schierarsi a difesa di Sozzani, oltre Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia anche buona parte dell’attuale maggioranza giallorossa: LeU ha lasciato ai suoi libertà di coscienza ma anche nel Pd, al netto delle assenze, sono stati in tanti a dire no all’arresto nonostante la posizione ufficializzata in aula da Alfredo Bazoli. “Se è vero che le esigenze cautelari sono motivate in maniera generica, non è meno vero che le esigenze sono comunque indicate dal giudice”, ha detto leggendo un passaggio dell’ordinanza dei magistrati di Milano che hanno fatto riferimento al concreto rischio che Sozzani e gli altri indagati “se lasciati in libertà, commettano altri gravi delitti della stessa specie di quelli per cui si procede”. Alla fine i “franchi tiratori” sarebbero stati quasi 50. Per la verità pochi minuti prima il Pd aveva votato insieme a tutto il centrodestra (e LeU anche in quell’occasione aveva lasciato ai suoi libertà di coscienza) per dire no ai magistrati che avevano fatto pervenire a Montecitorio un’altra richiesta, sempre su Sozzani, ma per altre accuse: quelle di corruzione, traffico di influenze e turbata libertà degli incanti in concorso con altri sempre nell’ambito della stessa inchiesta che lo scorso maggio ha fatto tremare i polsi ai piani alti della regione Lombardia fino a lambire gli uffici del governatore Attilio Fontana. I magistrati volevano essere autorizzati a utilizzare alcune intercettazioni, anche tramite trojan (lo stesso usato nel caso Palamara e che ha consentito di captare le conversazioni dei deputati dem Luca Lotti e Cosimo ferri) e invece la Camera ha risposto picche anche in questo caso. Sentite le parole di Enrico Costa di Forza Italia: la richiesta dei magistrato era basata a suo dire su “forzature e leggerezze che dovrebbero far sussultare quest'aula, che è aula ben conscia di quante richieste di autorizzazione all'arresto fatte al Parlamento nel corso degli anni sono poi finite nel nulla con archiviazioni o assoluzioni”. Insomma un “uso distorto dei poteri investigativi, fumus persecutionis”. Argomento che ha convinto i più: no anche all’uso di quelle intercettazioni ritenute assai rilevanti dai magistrati anche per proseguire l’inchiesta e invece ritenute illegittime dalla Camera. A fine seduta un deputato pentastellato (Davide Zanichelli) si è permesso di esprimere il suo disappunto: è stato sommerso di fischi e pernacchie. Poi via ai festeggiamenti in Forza Italia. Anche se era già tutto ampiamente previsto: in Transatlantico per tutta la mattinata Sozzani era stato tranquillizzato e non solo dai suoi sull’esito del voto più delicato ossia quello relativo all’arresto su cui in teoria si era saldato l’asse M5S-Pd. Lui però è stato cauto fino all’ultimo. “Sono certo della mia innocenza ma chiedo di potermi difendere da uomo libero”, ha detto in aula prima di allontanarsi dall’emiciclo. Poi una volta fuori dall’aula gli scongiuri. “Non dico più niente, incrocio solo le dita” ha detto al Fatto prima di fuggire via. Inseguito da applausi, cori e telefonate di rallegramenti.[...continua]